Cà del Cembro

Anno: 1951

Luogo: Cortina d'Ampezzo (BL)

Sigla Regesto: CGC/F

Stato attuale: conservato, in utilizzo

Link archivio IUAV

Casa alta su 7 livelli (progetto respinto dal Comune- riduzione di 2 piani come da parere della Soprintendenza di Venezia).

Dopo la laurea e il matrimonio (1946), Gellner decide di fissare la propria dimora a Cortina d'Ampezzo, in una struttura che unisca abitazione e studio professonale.

Decide pertanto di promuovere un intervento edilizio ad un gruppo di finanziatori privati: l'Ing. Giuseppe Vanotti, già suo committente e proprietario del lotto edificatorio di via Menardi, il Dott. Emilio Virardi, medico chirurgo e amministratore di una azienda farmaceutica di Milano, il triestino Isidoro Tassi, amico di famiglia e titolare di una ditta di lavorazione del legno, e il Dott. Carlo Amigoni, avvocato personale di Gellner. Saranno costoro ad occupare la quasi totalità delle unità immobiliari del condominio Cà del Cembro, così denominato per la presenza di un pino cembro, e a incaricare l'architettodegli allestimenti di arredo dei loro appartmenti.


Cà del Cembro è la sua terza importante realizzazione a Cortina, dopo casa Menardi (1945-1946) e la colonia per bambini "La Meridiana" (1949-1952), ma prima degli incarichi per il nuovo centro della cittadina alpina.


Tratto da "Quasi un diario. Appunti autobiografici dell'architetto":


Alla data "1951, 7 Giugno, inizio lavori CGC". Si trattava della realizzazione dell'edificio di via Menardi a Cortina, un condominio i cui piani più alti erano destinati ad ospitare il mio nuovo studio e anche l'abitazione. Le vicende dell'approvazione del progetto sono sintomatiche del regime che vigeva in quegli anni sulla disciplina della fabbricazione. I progetti, una volta approvati dalla commissione di edilizia comunale, passavano alla Soprintendenza di Venezia per il parere definitivo. Il Soprintendente (allora l'Ing. Forlati), decideva quasi sempre per un sopralluogo in sito e per l'erezione di sagome di ingombro. Passava da un luogo all'altro senteniando "un piano di meno"; a volte anche "tre piani di meno". L'unica norma allora vigente era un Regolamento Edilizio Standard che fissava, indistintamente per tutta la provincia di Belluno, un'altezza massima degli edifici di 22 metri, misurati sul fronte strada. Per non correre rischi ho dunque presentato un progetto sovradimensionato di tre piani, pur rimanendo entro gli standards urbanistici. Ma il giorno del sopralluogo, il Soprintendente rivolto al Sindaco che lo accompagnava, afferma: "va bene, deve però essere ridotto di due piani". Di conseguenza, quindi, l'edificio realizzato consta di un piano in più rispetto al disegno originario. Un modellino della casa, eseguito in legno, sarà esposto nell'estate del 1951 alla "Prima Mostra d'Architettura Alpina - La casa d'abitazione nelle Alpi italiane", organizzata dall'Architetto Mario Cereghini. Si trattava di una mostra fotografica di un centinaio di immagini di antica architettura alpina, dal Piemonte alla Carnia, integrata da esempi di architettura contemporanea di montagna, tra cui altri miei lavori. Sede della mostra era il "Circolo Artistico" di Cortina.

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